
E' tradizione ormai per ogni recensione di un artista islandese, dal magazine più cool al blog più sgangherato (categoria alla quale junstanother appartiene fieramente), infilare almeno un paragone con i Sigur Ròs (spesso per parlarne male: d'accordo, de gustibus...). Bene, sistemiamo subito l'incombenza: i Lockerbie vengono pure loro dalla pulsante e sempre più sorprendente scena musicale di Reykjavík, e se ascoltate le prime note di Laut, la voce sottile del cantante, le liriche in islandese, il crescendo strumentale ed elettrico che si allunga nel finale, un certo sospetto di parentela stilistica con la band di Jònsi vi balenerà per forza nella mente.
Tuttavia Ólgusjór, album di debutto dei quattro giovanissimi islandesi, dei SR condivide solo il lato più colorato ed esuberante, rimanendo - anche da un punto di vista di struttura e dimensione dei pezzi - all'interno di confini decisamente pop, che si esaltano in una spinta melodica al contempo epica e floreale, energica e gentile, simile per molti aspetti a quella (invero un po' più spigolosa) dei bravissimi connazionali Nòra o a band scandinave di ispirazione post come Einar Stray o Cold Mailman.
Il disco procede con grande dinamismo e piacevolezza fra momenti più ampi, dove il curatissimo apporto orchestrale domina la scena (pianoforte al centro, archi e fiati senza risparmio, deriva elettrica e ritmica poderosa e via via più frenetica: così in Reyklikt, I draumi, Olgusjor, Snjoljon, Sumar) e quadri più intimi, impressionistici ed essenziali (Esja, l'incantevole valzer finale di Kjarr), senza passi falsi ed anzi inanellando per circa 40 minuti una serie di composizioni che mostrano una notevole, suggestiva ed equilibrata capacità di scrittura e di produzione.
Davvero niente male per un lavoro di debutto: piaceranno moltissimo ai fan dei Sigur Ròs, e magari pure a chi non li sopporta... Una delle scoperte più interessanti dell'anno!
http://justanotherpopsong.blogspot.com/2011/07/lockerbie-olgusjor.html