Da Rolling Stone aprile 2009
Nonostante non sia più una bambina-prodigio da un pezzo, Björk conserva l’entusiasmo e la capacità di stupirsi tipici dell’infanzia. Voltaic, raccolta di video (…e non solo aggiungo io!) tratti dall’album Volta (2007), abbraccia in pieno l’idea di “energia” alla base del disco. Dal tribalismo di Earth intruders, dove la cantante lascia la ribalta a un’animazione ispirata al ritmo primitivo della Madre Terra, allo splendido Declare indipendence (firmato Michel Gondry) con una Björk in versione agitpop, intenta ad aizzare una fola di operai all’interno di una fabbrica popolata di cavi-millepiedi, è difficile non farsi contagiare dal ritmo vitale di questi piccoli film. Altrove, come in Innocence o in Wanderlust, a emergere è il lato più psichedelico dell’artista, che si fa cartone animato, pupazzo, tatuaggio vivente. Con una pausa in Dull flame of desire, duetto con Antony di voci dall’estensione siderale, giustamente sottolineata dal puntinismo “stellare” che forma i volti dei due: un’oasi di forme, suoni, colori talvolta sfiancante, sempre encomiabile per il suo slancio sperimentale.
Manlio Benigni

Da Il mucchio aprile 2009
Figlia iperprotettiva della Natura, gestrice di se stessa accorta e misurata, primadonna ma non troppo, Björk è una delle poche artiste veramente magnetiche ancora in circolazione (e ancora discretamente affascinanti), almeno nel campo della musica. La consapevolezza che le sue canzoni sono anche visioni è evidente, non soltanto nella produzione su videoclip, ma pure nel modo in cui ha organizzato il tour – monumentale – in occasione dell’uscita dell’ultimo album, Volta , nel 2007. Se lo stesso ha diviso la critica (qualcuno lo ha trovato una reiterazione più scialba del precedente, Medulla), la serie di concerti che ne è derivata ha lasciato senza parole molti degli spettatori. “Vedere Björk dal vivo è come assistere alla creazione degli elementi”, ha scritto la rivista inglese “Mojo”, qualche mese fa, e ora Voltaic riproduce in doppio dvd (e doppio cd) i momenti più smaglianti dei concerti del Volta Tour: le date di Parigi e Reykjavik, affiancate a remix e chicche quasi mai udite.
Il repertorio spazia dalle ultime prove a pezzi celebri come Joga, Hunter, Hyperballad. Oltre che da Mark Bell, Damian Taylor e Chris Corsano, miss Gudmundsdottir è accompagnata da una sezione di fiati interamente femminile. Una visione pirotecnica, grazie all’uso di almeno una steadycam panoramica, e le mises della cantante islandese colorate e primordiali nello stesso tempo che volteggiano continuamente. Un’esperienza quasi mistica, che trascende i suoni veri e propri e tende all’estasi. Se la provate, vuol dire che Voltaic fa al caso vostro. Altrimenti, rassegnatevi a un vorticoso guazzabuglio di suoni e colori, più che piacevole.
John Vignola