Origine degli elfi (Uppruni álfa)
C’era una volta un uomo in viaggio. Egli si smarrì e non sapeva dove stesse andando. Alla fine giunse a una fattoria che non conosceva per nulla . Là bussò alla porta. Una donna anziana venne alla porta e lo invitò ad entrare. Egli accettò. Le abitazioni in questa fattoria erano assai belle e confortevoli. La donna accompagnò l’uomo nella stanza principale (baðstofa) e là si trovavano due ragazze giovani e belle. Nella fattoria egli non vide altre persone oltre alla donna anziana e alle ragazze. Fu accolto bene, gli venne offerto da mangiare e da bere e poi fu accompagnato a letto. L’uomo chiese di poter dormire con una delle due ragazze e ciò gli fu concesso. Essi dunque si misero a letto. Allora l’uomo voleva voltarsi vesso di lei, ma non trovò alcun corpo là dove stava la ragazza. Egli cercò di afferrarla, ma fra le sue mani non rimaneva nulla; ciò nonostante la ragazza stava tranquilla nel letto accanto a lui sicchè lui la vedeva sempre. Egli allora le domandò che senso avesse questa cosa. Ella rispose che non doveva meravigliarsene, “poiché io sono uno spirito senza corpo”, ella disse. “Un tempo, quando il demonio fece la ribellione in cielo, allora lui e tutti quelli quelli che combatterono con lui furono cacciati nell’oscurità più profonda. Anche quelli che lo seguirono con lo sguardo furono cacciati via dal cielo. Ma quelli che non erano con lui né contro di lui e [non stavano] da nessuna parte furono cacciati giù sulla terra e fu stabilito che [dovessero] vivere nelle colline, nelle montagne e nelle pietre e questi sono detti elfi o [anche] uomini invisibili. Essi non possono vivere con nessun altro se non fra di loro. Essi possono fare tanto il bene quanto il male e molto in entrambi i casi. Non hanno un corpo come quello degli esseri umani, tuttavia possono apparire a voi quando vogliono. E io sono uno di questa schiera di spiriti caduti e perciò non c’è da aspettarsi che tu debba avere da me più piacere di quanto hai avuto”. L’uomo si accontentò di ciò e in seguito riferì quello che gli era accaduto.
Da “racconti popolari e fiabe islandesi” di Jón Árnason